mercoledì 5 settembre 2018

UNA CHIESA AMICA

È lucida e precisa la valutazione che l’Evangelii gaudium dà dell’azione della Chiesa verso le nuove generazioni: «La pastorale giovanile, così come eravamo abituati a svilupparla, ha sofferto l’urto dei cambiamenti sociali. I giovani, nelle strutture abituali, spesso non trovano risposte alle loro inquietudini, necessità, problematiche e ferite» (n. 105). Papa Francesco aggiunge: «Anche se non sempre è facile accostare i giovani, si sono fatti progressi in due ambiti: la consapevolezza che tutta la comunità li evangelizza e li educa, e l’urgenza che essi abbiano un maggiore protagonismo» (n. 106).

Il primo passo da compiere è l’ascolto: «Ogni volta che cerchiamo di leggere nella realtà attuale i segni dei tempi, è opportuno ascoltare i giovani». Essi «ci chiamano a risvegliare e accrescere la speranza, perché portano in sé le nuove tendenze dell’umanità e ci aprono al futuro, in modo che non rimaniamo ancorati alla nostalgia di strutture e abitudini che non sono più portatrici di vita nel mondo attuale» (n. 108). È stato osservato come il tema della prossima assemblea generale ordinaria del sinodo dei vescovi del 2018 – «I giovani, la fede e il discernimento vocazionale» – intenda stimolare le comunità ad «accompagnare i giovani nel loro cammino esistenziale verso la maturità affinché, attraverso un processo di discernimento, possano scoprire il loro progetto di vita e realizzarlo con gioia, aprendosi all’incontro con Dio e con gli uomini e partecipando attivamente all’edificazione della Chiesa e della società». Siamo tutti invitati a porci in ascolto dei giovani, in primo luogo intercettandoli nel loro cammino di vita cristiana, con attenzione al «discernimento vocazionale» che riguarda tutte le scelte di vita.

La sfida costituita dalla realtà giovanile chiama la Chiesa a “uscire” dall’autoreferenzialità, per incontrare i giovani e chi nella nostra società li ha veramente a cuore, dialogando con tutti i possibili interessati.

L’auspicio è che non si guardi al sinodo come a un evento lontano, verso cui restare semplici spettatori, ma che ci si senta coinvolti e si accompagnino i giovani a esserne protagonisti.

In tal senso, il sinodo dovrà essere anche un’esperienza di amicizia cristiana e di fraternità: un camminare insieme verso Gesù e con Gesù nella Chiesa.

Ci chiediamo: le comunità parrocchiali, le realtà associative e i movimenti sono ancora capaci di suscitare interesse tra i giovani? Dal nostro punto di vista e in base alla nostra esperienza, che contributo potrà apportare al mondo giovanile il sinodo indetto da Papa Francesco? E come i giovani potranno esserne effettivi protagonisti? È poi necessario chiederci come oggi i giovani immaginano la Chiesa: nel lavoro preparatorio al nostro convegno si è evidenziato che essi sognano una Chiesa capace di essere umana, di vivere la presenza di Gesù in ogni situazione e di aiutarli a credere in Lui nel quoti- diano, perfino nelle contraddizioni della vita. I giovani sembrano desiderare una Chiesa che non escluda nessuno, in cui tutti siano in cammino e che riconosca come unica cartina da tornasole il Vangelo: una Chiesa che vada incontro all’uomo così com’è, perché nella piena libertà possa incontrare Gesù. Una Chiesa che aiuti l’uomo a essere e volersi umano davanti a Dio e con Lui, capace di obbedire al Signore cercando nel suo amore le risposte a tante situazioni che ci mettono in crisi nel mondo e sapendo camminare anche con chi ha una strada diversa, senza perdere se stessa e senza rinunciare a dialogare con la diversità. I giovani vogliono una Chiesa che confidi solo in Dio e sia gioiosa perché è Lui che le dona la gioia, una comunità cristiana che si assuma con passione il compito di educarli, guidarli e accompagnarli verso una religione che non sia lettera morta, bensì fonte di speranza nella vita di tutti i giorni.

Sul piano pratico, ciò significa per tutti noi vivere una presenza quotidiana e costante accanto ai nostri giovani, attraverso forme di aggregazione culturali e religiose che li aiutino a sognare e a impegnarsi in modo autentico e fecondo. Bisogna aiutare i giovani a riacquistare fiducia, entrando in un processo di miglioramento delle proprie condizioni e di rigenerazione del paese. Occorre una nuova missione verso il mondo giovanile, in cui i nostri ragazzi siano chiamati a “compromettersi” per Gesù nei luoghi della loro vita: scuola, università, lavoro, centri Caritas, luoghi di svago. In questo senso, va colto l’invito di Papa Francesco a dare un «maggiore protagonismo» (Evangelii gaudium, 106) ai giovani. Dobbiamo chiederci: come possiamo concretizzare quest’invito del Papa nel nostro territorio e nei nostri ambienti ecclesiali? Un dato è certo: quando la comunità ecclesiale riesce a condividere la vita dei suoi giovani, è allora che acquisisce l’autorevolezza per dire loro sia le parole più facili da accogliere, sia le parole “scomode” che l’obbedienza al Vangelo chiede di proferire. Una Chiesa incarnata ha il compito di far crescere la comunione con e fra i giovani cristiani, perché a loro volta essi siano segno e strumento di un modo diverso di impostare le relazioni tanto all’interno della comunità ecclesiale, quanto nella vita sociale.

Un’altra dimensione in cui i giovani chiedono più o meno esplicitamente di essere accompagnati dalla comunità ecclesiale è quella del discernimento: un territorio come il nostro, esposto a non poche difficoltà socio-economiche, offre prospettive innanzitutto a giovani che, oltre ad avere qualificate competenze di studio e professionali, sono sorretti da tenacia e capacità di perseveranza nei progetti che perseguono. Se ogni cammino autenticamente umano è anche cristiano, come non vedere qui un appello per la comunità ecclesiale a promuovere il consolidamento morale e spirituale dei nostri giovani, affinché essi, con la luce e la forza della fede, abbiano quella marcia in più che consenta loro di sperare e lottare serenamente anche in mezzo a situazioni particolarmente complesse? È significativo che il lavoro preparatorio al nostro convegno abbia evidenziato come i nostri giovani sognino una Chiesa attenta ai bisogni del luogo e che non dimentichi la sua vocazione missionaria globale. Alcuni ragazzi hanno detto a quanti preparavano il materiale di riflessione per il nostro convegno: «Noi giovani sogniamo una Chiesa dove vescovi e sacerdoti non abbiano più paura di sporcarsi le mani con noi. Sogniamo una Chiesa dalla parte degli ultimi e libera da ogni condizionamento che ne infici il messaggio. Sogniamo una Chiesa che abbia il coraggio non solo di essere madre che educa, ma anche sorella con cui camminare e figlia che sappia ascoltare, aperta alle dimensioni del mondo».

Va infine onestamente riconosciuto come i nostri giovani spesso non riescano a riconoscere nelle parrocchie cammini a misura di giovane: anche se in tanti dei nostri presbiteri i giovani trovano un riferimento da amare e stimare, non sempre nei parroci e nei sacerdoti in genere riconoscono un esempio che li porti a dire «vorrei essere come loro». Essi non si accontentano delle mezze misure e sognano una Chiesa radicalmente cristiana, che non solo dica «questo non si deve fare», ma spieghi loro il perché, mostrando con l’eloquenza della vita ciò che va fatto, una Chiesa amica, che non viva solo di tradizioni, anche se è nelle tradizioni più autentiche che si trova il miglior collante tra passato e futuro.

È nella complessità di questo quadro che dovremo sognare e vivere il nostro essere Chiesa dei giovani e per i giovani: quali scelte compiere in tal senso? Quali passi suggerire?

Bruno Forte
Osservatore Romano 18 marzo 2017 p.7

sabato 25 agosto 2018

LE DIFFICOLTÀ DI UNA SCELTA DEFINITIVA

Con la scelta del tema del prossimo sinodo, incentrato sui giovani e sulla loro scelta di una vocazione di vita, Papa Francesco, ancora una volta dopo le assemblee sulla famiglia, dimostra di saper cogliere le necessità del mondo in cui vive e di andare incontro con proposte innovative alle difficoltà delle società. Mai come oggi, infatti, le nuove generazioni sono in difficoltà nello scegliere la propria vita, anche in contesti di benessere economico e di libertà; anzi, sembra che proprio queste due condizioni siano fonte di disorientamento più che di fiducia nel futuro e di volontà di lasciare un segno nel proprio tempo.

E giustamente il documento preparatorio del sinodo individua il nucleo di questa difficoltà proprio nell’incapacità di decidere, affermando che «non si può rimanere all’infinito nell’indeterminazione».

Chi sta accanto ai giovani ha quindi soprattutto il compito di aiutarli a rischiare e a compiere scelte coraggiose per cercare di mantenere fede al progetto di vita sognato e iniziato. Alle radici di questa debolezza nella scelta di una vocazione vi è senza dubbio il collasso del sistema scolastico, ormai evidente in tutti i paesi occidentali e che non sa più preparare i giovani a sforzi prolungati in vista di obiettivi di lungo periodo. La possibilità di avere tutto subito, infatti, è dilagata in ogni ambito della vita, accentuando un atteggiamento che ha molti aspetti in comune con il consumismo.

Un altro aspetto decisamente positivo, e del tutto nuovo in un documento di tale natura, è l’attenzione costante alla differenza fra donne e uomini nel vivere gli stessi fenomeni.

sabato 11 agosto 2018

FESTA SANTA CHIARA



Va’ sicura, in pace, anima mia benedetta,
perché hai buona scorta nel tuo viaggio!
Infatti Colui che ti ha creata, ti ha resa santa e,
sempre guardandoti come una madre 
il suo figlio piccolino, ti ha amata con tenero amore.
E tu, Signore, sii benedetto perché mi hai creata
(S. Chiara)



L’11 agosto 1253 Chiara muore nel monastero di San Damiano, fuori dalle mura di Assisi, dove visse per 42 anni.

Il monastero delle “Sorelle povere”, già negli ultimi anni dell’agonia di Chiara, era meta di un vero e proprio pellegrinaggio popolare. Il giorno successivo alla morte, al momento dei funerali, il papa stesso, che era presente ad Assisi quei giorni con la sua corte, propose di celebrare l’ufficio delle Vergini e non piuttosto quello dei morti, mostrando in questo modo di considerare Chiara già santa.

Solo nel mese di ottobre il papa promosse la canonizzazione di Chiara affrettando l’avvio del processo di canonizzazione, considerando anche, oltre alla devozione popolare, i numerosi miracoli avvenuti in vita e dopo la sua morte. La santità di questa donna non può prescindere dalla sua grande umanità. Era cresciuta in ambiente familiare, ben inserita nel contesto sociale ed economico di Assisi del 1200: apprese la cultura cortese-cavalleresca dell’epoca e, con la madre e le sorelle, respirò quell’ansia e quell’attenzione alle relazioni umane che caratterizzò tutto la sua vita. Con la madre si recava a portare il pane ai lebbrosi, pregava per loro e per gli abitanti di Assisi. Tutte note caratteristiche che porterà con sé e testimonierà anche nel suo monastero. Perché Chiara è la prima donna nella storia della Chiesa ad aver scritto una Regola per le donne.

mercoledì 1 agosto 2018

L'ALTRA CHIESA DEI PRETI SCALZI

“È scalzo il nostro prete”, il prete che papa Francesco ha additato ai vescovi italiani come esempio cui guardare. Non è la prima volta che i vescovi italiani si ritrovano per discutere del rinnovamento e della formazione dei preti, tra i quali ci sono anche loro, che proprio di mezzo al clero sono scelti per un servizio di presidenza nelle chiese locali. Di fronte a loro papa Francesco non si è soffermato sulle urgenze di una formazione permanente teologica e spirituale, non ha tratteggiato un'ipotetica figura di vescovo ideale ma è andato con parresia a tratteggiare il prete come pastore in mezzo al gregge, intriso – come ama dire lui – dell'odore delle pecore, un pastore che condivide pienamente la vita, le fatiche, i pericoli, le gioie del suo gregge.

Allora l'essere scalzo di questo prete richiama uno stile, un modo di essere e di agire, un'esistenza che «diventa eloquente, perché diversa, alternativa»: “scalzo” evoca il modo evangelico di porsi in cammino dei discepoli inviati da Gesù a predicare, senza denaro nella bisaccia né due tuniche; “scalzo” implica la rinuncia a tutto il superfluo e il “mantenere soltanto ciò che serve per l’esperienza di fede e di carità del popolo di Dio”.

sabato 21 luglio 2018

MESSALE SERAFICO

SAN LORENZO DA BRINDISI

Lorenzo Russo, nato a Brindisi da illustri genitori, si fece Cappuccino nella Provincia Veneta.

Di intelligenza pronta e brillante e di una memoria prodigiosa, apprese in breve tutte le lingue di allora, nonché il greco e l'ebraico. Dotato di temperamento energico ed impulsivo, di abilità oratoria e forza persuasiva, portò alla fede anche i protestanti e conquistò gli ebrei. Durante la battaglia di Alba Reale in Ungheria (1601), entrò animosamente nella mischia, trascinando i soldati cristiani alla vittoria.

Nonostante i delicati incarichi affidatigli dai Pontefici e gli uffici esercitati nell'Ordine, di cui fu anche Ministro Generale, fu uno dei più fecondi scrittori della Chiesa.
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